Approfondimenti

Di seguito, gli approfondimenti progettuali emersi dal confronto partecipato work in progress, su alcuni temi del programma condiviso.

Indice

  1. Architetti vs Accessibilità
  2. Aree del cratere Centro Italia
  3. Aree interne
  4. Eco-Responsabilità
  5. Formazione continua
  6. Giovani
  7. Internazionalizzazione
  8. Il progetto sulle Pari Opportunità
  9. Il sistema delle aree tematiche del CNAPPC
  10. Iunior
  11. La Nuova Urbanistica
  12. La piattaforma "Architettiperilfuturo"
  13. Semplificazione Normativa

Architettura vs Accessibilità

Il nuovo CNAPPC con l’istituzione degli Osservatorio dedicato al tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche e dell’accessibilità potrà confrontarsi con i tavoli di legislativi a livello interazionale e nazionale. Attraverso il tavolo concertativo si potrà continuare il lavoro già avviato con la proposta di legge sulla nuova disciplina delle costruzioni, offrendo competenze specifiche per i vari ambiti legislativi.Anche per la normazione, sarà importante continuare con la presenza di un membro del gruppo di lavoro presso gli enti di normazione italiana. A livello europeo, si dovrà prevedere un rapporto diretto con i tavoli di lavoro di aggiornamento delle direttive europee e degli standard internazionali.

Impegni

• Aprire con il Governo e precisamente con il Ministero della Disabilità un’azione politica per entrare a far parte integrante dell’Osservatorio nazionale istituito con Legge di ratifica della Convenzione ONU n. 18 del 2009.

• Aprire contatti con la Commissione Europea per la nuova strategia europea della disabilità.

• Attivare protocolli d’intesa per l’elaborazione di linee guida con Enti nazionali (Es. Istituto Superiore di Sanità), su argomenti non ancora approfonditi a livello legislativo e normativo.

• L’osservatorio attraverso il gruppo di lavoro e in coordinamento con le attività di servizio agli Ordini, organizzare un servizio di consulenza online integrando quelle che a livello territoriale gli Ordini stessi hanno già in essere.

• Attivazione di uno sportello di consulenza online gestito dal Coordinatore e dai membri del gruppo di lavoro per dare risposte nei vari settori sia normativi, procedurali, professionali.

Contesto

L’Osservatorio dovrà svolgere un’attività di coordinamento tra sistema ordinistico e mondo associazionistico, cercando un nuovo linguaggio per la giusta interpretazione collettiva dei principi della progettazione inclusiva.Aprire il dialogo con le Associazioni portatrici di interesse.
Gli architetti sono la categoria in grado di recepire le esigenze territoriali e nazionali e dare delle risposte progettuali per l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità dei luoghi pubblici o privati aperti al pubblico.

Impegni

• Attivazione di protocolli di intesa con le principali Associazioni a livello nazionale e territoriale. Attivare il servizio ricerca per supportare l’attività di studio di un nuovo linguaggio dell’architettura inclusiva.ContestoNel 2020 le persone con disabilità nell’Unione Europea sono circa 120 milioni, la popolazione sta invecchiando e la società urbana cambia c’è sempre più bisogno di città senza barriere.
La Commissione Europea ha istituito il premio City Award che riconosce gli sforzi fatti dalle città e dai loro cittadini che hanno lavorato per diventare più accessibili. Il premio promuove la parità di accesso alla vita urbana per le persone con disabilità consente alle autorità locali di promuovere e condividere le loro migliori pratiche.

Impegni

• Attivare attraverso la rete degli Ordini protocolli di intesa per lavorare al miglioramento dell’inclusione e della qualità per proporre sempre più città e territori italiani alle candidature. Attivare procedure per il riconoscimento del CNAPPC a far parte della commissione giudicatrice del premio.ContestoLa formazione continua sarà lo strumento imprescindibile per migliorare la conoscenza delle norme e la loro giusta applicazione sia da parte dei progettisti che della pubblica amministrazione. Dovrà essere una formazione di alto livello e certificata.
Impegni

• Elaborazione dei format di base nazionale integrabili da ogni Ordine territoriale in relazione alle specificità locali sia di tipo normativo regionale che sociale e culturale.

Aree del cratere Centro Italia

CONTESTO

Comunità locali, economia, identità dei luoghi e qualità paesaggistica
sono le invarianti che dovranno guidare la complessa opera di ricostruzione delle zone devastate sisma del centro Italia , opera in cui l’architetto dovrà esprimere la capacità di rinnovare il tessuto edilizio ed urbano con soluzioni di alta qualità e riallacciare la trama delle comunità distrutte, mediante una minuziosa opera di collaborazione e partecipazione con i cittadini e tutti gli attori coinvolti.

Innanzitutto è necessario identificare preventivamente ed univocamente il percorso della ricostruzione nel tracciato da seguire, nel mezzo da utilizzare. Il traguardo “ricostruzione” dovrà essere declinato nei suoi contenuti essenziali e nelle relazioni che vorrà e dovrà ricucire in una logica di ri-uso moderno nella dimensione locale e globale (europea).

Questo è dunque un problema che supera le competenze progettuali dell’architetto, ma è altrettanto chiaro che solo gli architetti possono, con la loro formazione, individuare la vocazione specifica di ogni luogo per l’inserimento di nuove funzioni.

Contesto peculiare: aree interne - borghi e paesi – per la ricostruzione post sisma

Possiamo identificare infatti il contesto di interesse in quei luoghi definiti “aree interne”.

Tale definizione nasce della presenza di alcuni requisiti, o forse meglio, mancanza di requisiti, che sono la lontananza dai servizi essenziali: salute-istruzione-mobilità.

OBIETTIVI

Come evidenziato anche nel Programma Nazionale di Riforma, la Strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree Interne ha un duplice scopo: adeguare la quantità e qualità dei servizi di istruzione, salute, mobilità e promuovere progetti di sviluppo che valorizzino il patrimonio naturale e culturale di queste aree, puntando anche su filiere produttive locali (mercato).

Tra dieci anni secondo l'aspettativa di vita nei comuni del cratere (oltre 584 mila abitanti) avremo il 37% di over 65 ed il 15% di morti di vecchiaia. Si prospetteranno cioè esigenze diverse, mentre la popolazione giovane avrà maturato "abitudini nuove in altri luoghi", che forse difficilmente abbandonerà. L'obiettivo vero è dunque quello di limitare il declino già in atto fra questi territori.

Una criticità importante è rappresentata dalla mancata visione d’insieme per i centri privi di piani attuativi, dove la ricostruzione è intesa come “ricostruzione” dell’edificio e/o aggregato senza relazione di contesto e/o connessione con gli spazi pubblici.

Nella ricostruzione deve essere pianificata e progettata a scala locale una rete dei servizi primari, collegata ad un progetto urbanistico a scala locale per i piccoli borghi.

Importante per le regioni del cratere è la ripopolazione dei borghi sia appenninici che collinari oggi pressoché disabitati a causa delle scarsissime possibilità di lavoro in sito.

In un’ottica di miglioramento della qualità della vita quindi e con una forte spinta data dai nuovi scenari apertisi a seguito del lock-down, tornare a riabitare i borghi abbandonati ma immersi nella natura, in paesaggi molto spesso incontaminati o quasi, potrebbe essere un obiettivo allettante per molti e realmente possibile in questo momento storico in cui si sono sperimentate nuove modalità lavorative con lo smart-working.

In questo modo si verrebbe a creare una platea di “abitanti-consumatori” abbastanza ampia da poter incentivare l’apertura di quelle attività commerciali indispensabili per un comunità autonoma e mantenere in vita quei servizi indispensabili di qualità che dovrebbero necessariamente essere realizzati ad opera della pubblica amministrazione in  quanto oggi non vi è un numero di abitanti sufficiente a garantire un buon  ritorno economico ed è difficile  pensare ad attività private che possano economicamente sostenersi in prossimità dei centri abitati maggiormente decentrati e di non agevole raggiungimento.

Questo “rafforzativo”, che poi dovrebbe fungere da traino per altri nuove attività, potrebbe essere la realizzazione sul territorio, a livello di area vasta, e mediante il recupero del patrimonio edilizio pubblico, di servizi di eccellenza che possono tipicizzare i piccoli centri- Servizi di alto profilo.

L’area interessata dal cratere sismico ha caratteri naturali e paesaggistici di elevato valore ed è tutelata da ben due parchi nazionali oltre che una serie di specifici decreti.  L’istituzione dei parchi nazionali ormai trentennale, non è riuscita a frenare la decrescita di residenti nei comuni interessati, fenomeno che ha incrementato l’assenza di cura del territorio.

Alle popolazioni locali va il merito di aver conservato i tratti salienti dei paesaggi storici, così come modellati dalla pluri-secolare interazione dell’uomo con la natura, l’abbandono di molte terre alte con il conseguente dissesto idrogeologico e la “tutela integrale” introdotta dai piani parco stanno trasformando radicalmente i caratteri paesaggistici peculiari di questi luoghi. Oggi gli Enti Parco possono avere un ruolo determinante nel seguire la strada della cura del territorio e delle sue popolazioni, della tutela della sola natura e della sua fauna, possono dare un segnale forte con un’attiva ed immediata partecipazione alla ricostruzione sia dei luoghi fisici (edifici, paesi…) che della “corretta gestione” dei beni tutelati.

IMPEGNI

Dobbiamo proseguire il lavoro al tavolo tecnico con il commissario straordinario per impiegare nel modo migliore i fondi del Recovery fund stanziati per i terremoti 2009 e 2016.

Il valore complessivo è di 4,7 miliardi di euro di cui per ora 1,78 miliardi sono previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), e vengono finalizzati specificamente alla “Rigenerazione delle aree del sisma”, Scheda A - Borghi e città sicuri, sostenibili e connessi; Scheda B - Rinascita economica e sociale.

Tale processo complesso deve essere gestito dagli attori locali e da team specialistici pluridisciplinari con coordinamento tecnico di elevata professionalità.

Fondamentale diviene il ruolo professionale degli architetti, alla luce di un nuovo impegno civile che lo pone quale interlocutore territoriale affidabile, anche critico, in grado di promuovere il Progetto come strumento di dialogo privilegiato, capace di far crescere e dare forma condivisa a quelle istanze finalizzate all’edificazione del bene comune delle nostre comunità future.

Ordine Architetti PPC Ascoli Piceno
Ordine Architetti PPC Perugia
Ordine Architetti PPC Terni

Aree interne

Contesto

La questione delle aree interne è diventata di rilevanza nazionale attraverso processi politici, produttivi e di consumo degli ultimi cinquant’anni, ma con la mancanza di politiche economiche su misura dei sistemi locali e con inefficienza amministrativa. Secondo recenti studi un sesto della superficie del Paese è colpita dall’abbandono:

- del patrimonio edilizio esistente, in particolare quello di valore storico-culturale; - del patrimonio pubblico inutilizzato (per eliminazione o accorpamento dei servizi primari);

- della qualità della città pubblica affidata esclusivamente alle aree a standard gravate da vincoli espropriativi in gran parte decaduti per mancata attuazione da parte della PA;

- con effetti in termini contenzioso tra PA e privato, varianti puntuali, perdita del disegno complessivo di piano, carenza di dotazioni pubbliche;

- della compromissione del paesaggio dei centri storici a causa dell’addossamento ai loro margini delle zone di espansione con densità e altezze elevate, spesso a intervento diretto.

Nel documento tecnico “Strategia Nazionale per le Aree Interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance”, (Ministero Coesione Territoriale, 2014) le aree interne sono:

a) significativamente distanti dai principali centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità);

b) dispongono di importanti risorse ambientali (risorse idriche, sistemi agricoli, foreste, paesaggi naturali e umani) e risorse culturali (beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere);

c) un territorio profondamente diversificato, esito delle dinamiche dei vari e differenziati sistemi naturali e dei peculiari e secolari processi di antropizzazione”. Dunque il tema fondamentale è come rafforzare la capacità dei territori di “conservare” le qualità. Come è accaduto negli ultimi vent’anni per le periferie urbane, oggi luoghi di sperimentazione progettuale e rivitalizzazione sociale e culturale delle città, il progetto architettonico deve riscoprire la complessità dei territori, conoscere e comprendere lo spazio abitato delle piccole realtà territoriali e individuarne criticità e opportunità, anche nel rapporto con la città.

Impegni

Gli Architetti devono essere protagonisti di questo dibattito poiché nessuna pianificazione può prescindere da una strategia sulle aree fragili, né la tutela del paesaggio può prescindere da concrete politiche contro l’abbandono e in favore della cura dei luoghi e del patrimonio edilizio, non c’è Architettura se essa non svolge funzione sociale, rispettosa della natura e delle esigenze dell’uomo e del suo ambiente di vita. Lavorare sui borghi, sul patrimonio artistico, gli edifici incompiuti o abbandonati, gli edifici o i siti industriali o artigianali inattivi, le infrastrutture secondarie non manutenute o dismesse, i percorsi lenti, il paesaggio rurale, i boschi, le acque. Inoltre oggi è più che mai necessario approfondire i temi della pianificazione d’emergenza, del riuso del patrimonio edilizio a conclusione dei lunghi processi di ricostruzione, delle tecniche del restauro conservativo e della sicurezza. Il nostro impegno dovrà essere un’azione di impulso sulle politiche nazionali e regionali affinché siano assunte concrete iniziative in favore della valorizzazione del capitale territoriale delle aree interne (base di partenza le Linee Guida dell’Architettura fino alla Legge per l’Architettura) o nelle fasi di aggiornamento delle leggi urbanistiche regionali.

Obiettivi da perseguire

a. SICUREZZA DEL TERRITORIO - Investimenti per la prevenzione dei rischi naturali e per la sicurezza e la manutenzione del territorio e del patrimonio edilizio.

b. SERVIZI PRIMARI - Adeguata redistribuzione dei servizi di base che nella società europea contemporanea identificano la “cittadinanza”, vale a dire istruzione, sanità, mobilità, connettività virtuale - dunque condizione indispensabile per una società eguale.

c. INNOVAZIONE DEGLI STRUMENTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO - Nuovi strumenti di pianificazione, nuove forme di coesione territoriale (e istituzionale); nuovi ambiti amministrativi - anche federazioni - per ottimizzare la gestione dei territori fragili, anche in considerazione dell’eliminazione delle Province e della loro funzione di intermediazione tra Regione e piccoli comuni.

d. INNOVAZIONE NORMATIVA E REGOLAMENTARE - Norme coerenti con le caratteristiche del sistema insediativo e del sistema ambientale delle aree interne, da declinare integrate con il tema della sicurezza.

e. COMPETENZE e CONOSCENZE
– Innalzamento delle conoscenze e delle competenze degli operatori (dai progettisti ai tecnici comunali) riferite al territorio e alle sue caratteristiche geografiche, urbanistiche, paesaggistiche, insediative, architettoniche e materiali per garantire la corretta gestione del territorio.
f. PARTECIPAZIONE - Applicazione concreta dei principi della partecipazione nei processi di pianificazione e progettazione - piani urbanistici, opere pubbliche.

Ordine Architetti PPC Terni
Ordine Architetti PPC L’Aquila

Eco-responsabilità

"Se la natura fosse stata confortevole, l’umanità non avrebbe mai inventato l’Architettura”
-Oscar Wilde

Contesto

Il mondo delle costruzioni è responsabile di circa il 70% delle emissioni di Co2 in ambiente ed almeno in passato ha posto scarsa attenzione alle tematiche dello sviluppo sostenibile generando l’attuale situazione di sofferenza e crisi. Dobbiamo con ferma convinzione distinguere il mondo delle costruzioni ed affermare che l'Architettura debba contribuire in modo significativo al miglioramento della qualità della vita che conduciamo partendo dalla grande scala dei territori, delle città e passando a quella più piccola degli edifici e degli interni. Il nostro compito è fornire risposte adeguate ai mutamenti ambientali, sociali e culturali del nostro tempo oltreché alla crisi climatica. Il ruolo dell'Architettura in senso più ampio e ancora di più quello dell'Architett*, sono quindi centrali alla lotta al cambiamento climatico ed alla disseminazione della cultura dello sviluppo sostenibile. Contrastare l'insostenibilità delle città, dello spreco di risorse e di energia è fondamentale e ci deve far ripensare al ruolo dell'Architett* assumendoci la responsabilità di un cambiamento che si rivela non rimandabile. Lo sviluppo sostenibile e l’eco-responsabilità sono uno dei cardini della trasformazione di città e territori nel nostro futuro prossimo ed è imprescindibile che su questo si attivi un cambio di passo e si metta in atto quella rivoluzione culturale, sociale ed economica con un patto per l’ambiente specialmente dopo la crisi pandemica che ha aperto le porte ad un confronto più serrato ed aumentato la sensibilità dell’intera società civile. Non solo parlare di New Green Deal e di European Bauhaus ma agire su questi stessi temi ed in questi contesti senza equivoco.


Obiettivo

L’Architett* come generatore di trasformazione del territorio e della città non può certo chiamarsi fuori perché in qualche modo è stato anch’esso causa del dissesto e dello sfruttamento delle risorse del pianeta; spesso con un pensiero quantitativo anziché qualitativo ha seguito dinamiche e fatto scelte che poi si sono rivelate dannose per la salute e la vita dell’uomo.

L’Architett* è quello che con la costruzione dello spazio urbano ed abitativo agisce sulla qualità della vita dell’uomo e anche in senso eco-logico può orientare la cultura dell’abitante senza che questo produca una qualità di vita o una possibilità di scelta inferiori a questo senso; l’Architettura è a servizio delle comunità che abitano territori e città e non deve essere obbligatoriamente un gesto fatto a qualunque costo.

È tempo che l’Architett*, indubbiamente l’unico titolato a dare qualità della vita al cittadino, prenda in mano la situazione e inizi a cambiare approccio al processo progettuale riconsiderando la sua posizione e subordinandola a scelte di impatto ambientale minore e di misura dettagliata della sostenibilità dei suoi progetti; come comunità dobbiamo accompagnare il cambiamento climatico per poterlo sfruttare a nostro vantaggio e con un desiderio di utilizzare, in senso buono, la natura, le risorse, la bio-climatica e l’ingegneria per produrre la rigenerazione dello spazio urbano e territoriale.

Tutto questo è semplicemente complesso ma imprescindibile, dobbiamo guardare ed analizzare attentamente i 17 goals che le Nazioni Unite hanno individuato con le loro 169 declinazioni. Quanti di noi ne hanno compreso il significato? Forse solo quelli che hanno chiaro il concetto eco-responsabilità e che hanno iniziato a pensare che sia necessario attuare l’espressione architettonica sostenibile, essendo pienamente convinti che questa non sia più brutta o povera, anzi che sia molto più difficile e complessa da gestire.

Sono cinque i punti fondamentali che l’eco-responsabilità del progetto, quasi poeticamente, deve prendere in considerazione: aria, energia, natura, acqua e riciclo. Ognuno di questi punti ha un preciso impatto sul progetto ed è misurabile in termini di immissione di anidride carbonica nell’ambiente e di impatto ambientale sin dalle scelte basilari del progetto, passando dal cantiere, arrivando all’utilizzo ed alla manutenzione nel tempo. Le Architetture sono quindi basate sullo stesso ciclo di vita dell’uomo: vengono concepite, nascono, crescono, respirano ed infine muoiono. Come l’uomo alla sua dipartita genera nuove forme di vita, anche l’edifico alla su fine deve poter generare nuove risorse da impiegare per progetti futuri.

Troppo spesso nel passato si è pensato di far passare il concetto che fosse sufficiente “dipingere” un’architettura di verde per farla apparire sostenibile; tocca a noi Architetti riportare al centro la cultura del progetto e dell’eco-responsabilità imparando a comunicare alla società civile ed alle istituzioni quali sono gli aspetti fondamentali dello spazio di vita del futuro ed insegnargli a guardare oltre la pelle dell’edificio … quella la vedono da soli, il resto gli resta oscuro se noi non siamo capaci di raccontarglielo.

Le azioni per cambiare approccio passano inevitabilmente per la nascita di un osservatorio al centro dei rapporti con i portatori di interessi e le istituzioni oltreché con i Ministeri di riferimento ed ha come parole chiave: informazione, formazione, politica, cultura, profilazione, specializzazione e professione.

Formazione continua

Contesto

Negli ultimi anni il concetto di liefelong learning si è sviluppato e si è consolidato nella consapevolezza che il tempo della scuola tradizionale rappresenti solo una piccola parte del percorso di apprendimento dell’individuo e risulti insufficiente ad acquisire le competenze necessarie a rispondere alla complessità e alla veloce evoluzione del contesto in cui viviamo. Molti sono gli studi e i documenti sia a livello europeo che nazionale che testimoniano questo processo culturale: dal Goal 4 dell’agenda 2030 che si pone come obiettivo quello di “fornire un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”, ai rapporti OCSE 2019 (“Getting skills Right: future-ready adult learning systems”) e 2020 (Education at a glance”) per arrivare fino alla recente pubblicazione del “Patto per le Competenze” (10 novembre 2020), con il quale la Commissione europea, in attuazione dell’Agenda Europea per le competenze, per sostenere una ripresa equa e resiliente e realizzare ambiziosi programmi di transizione verde e digitale, invita le organizzazioni pubbliche e private a intraprendere insieme azioni concrete per migliorare le competenze esistenti e crearne di nuove per tutte le persone in età lavorativa in Europa.
In questo panorama si inserisce anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR 2020) che dedica un grande spazio all’istruzione individuando, tra le sei missioni su cui investire, un punto specifico per “Istruzione, formazione, ricerca e cultura”, componenti che vengono viste come parte di un unico sistema che deve tendere a migliorare la qualità della formazione e a innalzare i risultati educativi con attenzione particolare alla popolazione in età lavorativa e alle politiche di lifelong-learning.
Il CNA con la rete degli Ordini territoriali, grazie al sistema di governance e di strumenti operativi che ha sviluppato a partire dal 2014 e che risulta avanzato nel contesto europeo, potrà e dovrà essere in grado di farsi parte attiva in questi processi e di intercettare le risorse economiche che arriveranno dalla programmazione europea.

Impegni

Quattro sono i principi che sono alla base della Carta del Patto per le Competenze:
1. Promuovere una cultura dell'apprendimento permanente per tutti
2. Costruire solide partnership di competenze
3. Monitoraggio della domanda / offerta di competenze e anticipazione del fabbisogno di competenze
4. Lavorare contro la discriminazione e per l'uguaglianza di genere e le pari opportunità.Partendo da questi principi, anche attraverso la collaborazione e lo scambio di esperienze con i paesi europei si potranno consolidare quegli obiettivi di qualità ed efficacia dell’aggiornamento continuo su cui si sta lavorando da tempo.
I primi due trienni hanno mostrato il proprio limite nella difficoltà di elaborare proposte strutturate in percorsi formativi coordinati e coerenti e nella propensione da parte di molti iscritti di scegliere un’offerta formativa casuale e privilegiando criteri di opportunità organizzative e di esigenze del momento più che di individuazione di una seria qualificazione professionale.Al contrario, oggi è sempre più indispensabile definire strategie che consentano di individuare percorsi formativi specializzanti mirati a formare figure professionali coerenti con le richieste del mercato e nuove figure professionali legate a settori emergenti ed innovativi.

Un modello evoluto di offerta formativa, da perseguire nei prossimi anni, potrebbe:
1. mantenere, da un lato, il format di eventi generalisti e flessibili, in grado di consentire l’acquisizione di cfp su temi anche nuovi, rispondenti alle innovazioni imprevedibili;
2. incentivare, in parallelo, anche la scelta da parte degli iscritti di programmi formativi di approfondimento tematico. Ad esempio, scegliendo un tema formativo specifico per anno, così da consolidare un proprio specifico focus formativo, anche in una logica di attrattività del proprio curriculum professionale. Ciò implica evidentemente soprattutto la necessità di una produzione di un’offerta formativa dedicata e innovativa.
Per andare in questa direzione e migliorare i risultati già raggiunti è importante ottimizzare le risorse e individuare in modo più strutturale quali possono essere i settori di attività da sviluppare da parte di ognuno dei soggetti coinvolti nella gestione e organizzazione dell’aggiornamento continuo, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ognuno (come individuate dal DPR 137/2012).
Per quanto riguarda il CNAPPC possono essere sviluppate le seguenti azioni:
- promozione di percorsi di alta formazione sia attraverso accordi con l’università che attraverso scambi e formazione congiunta con altri Paesi Europei in attuazione alle Linee guida del CAE;
- attivazione di percorsi formativi qualificanti su temi specifici in sinergia con le altre categorie professionali dell’area tecnica, in continuità con il percorso già avviato, ad esempio con il progetto Soil4life o sul tema della protezione civile per la STN;
- promozione e organizzazione di formazione professionale comune, specifica per i dipendenti pubblici da attivare anche attraverso protocolli d’intesa con gli enti (secondo quanto previsto dal DPR 137/2012);
- implementazione della produzione di FAD realizzati su temi di interesse politico e in materie deontologiche da mettere a disposizione degli Ordini territoriali;
- implementazione delle attività di servizio, supporto e consulenza già attivi per gli ordini con l‘obiettivo di:
- integrare la piattaforma di registrazione dei crediti formativi con nuove funzionalità che ne rendano più immediata la fruizione (integrazione con Albo unico, pubblicazione di tutte le attività degli enti terzi);
- sviluppare una piattaforma per la formazione a distanza sincrona che utilizzi le più avanzate tecnologie per consentire la massima interazione con gli utenti e che sia integrata con la piattaforma moodle per la formazione asincrona;
- potenziare il servizio di consulenza per rendere gli ordini autonomi nella realizzazione di corsi in FAD asincrona.In ultimo, si propone che il CNAPPC possa assumere un ruolo significativo di regia e di coordinamento del grande patrimonio di iniziative formative che vengono organizzate ogni anno dagli ordini territoriali mantenendone e salvaguardandone la piena autonomia che, peraltro, gli è affidata dalla normativa vigente.Dai dati dei primi 6 anni di formazione risulta, infatti, che circa l’80% delle attività formative vengono organizzate dagli Ordini territoriali e solo il 20% dagli enti terzi accreditati; di queste attività fino al 2019 solo una percentuale molto bassa si svolgeva in modalità a distanza.
Nell’ultimo anno il sistema ordinistico ha dimostrato di sapersi adeguare ai cambiamenti, rispondendo positivamente all’accelerazione verso la digitalizzazione imposta dalla pandemia e convertendo totalmente la propria programmazione formativa in modalità a distanza anche grazie al supporto di strumenti e consulenza fornito dal CNAPPC e già attivo da tempo.Tale evoluzione repentina può consentire oggi di provare a mettere in rete questi materiali, valorizzando il lavoro fatto e ottimizzando le attività dei singoli Ordini.
Con questi obiettivi si propone di realizzare attraverso la regia del CNAPPC un sistema di condivisione e di scambio delle migliori attività formative organizzate dagli ordini territoriali. Il progetto prevede di partire da un censimento dell’attività dell’ultimo anno per arrivare ad un vero “catalogo” condiviso e a disposizione di tutti gli architetti sui temi di maggiore interesse.

Giovani

Impegno

1) Intercettare gli investimenti del Next Generation EU sulla digitalizzazione, innovazione, internazionalizzazione, competitività Italia e, sulla base dell’Agenda del Governo Draghi, trasformarli in progetti per migliorare le competenze digitali e superare l’analfabetismo funzionale.

AZIONI

• Rafforzare la presenza dei giovani sul territorio nazionale ed internazionale, avviando interlocuzioni con privati, pubbliche amministrazioni e Istituzioni.    

• Superare l’attuale meccanismo di assegnazione dei Fondi, erogati su progetti spot, indirizzarli sulla base di politiche di indirizzo che CNAPPC coordinerà insieme agli Ordini territoriali. Con particolare riguardo al Fondo Giovani.    

• Avviare un progetto organico di promozione e divulgazione, basato su meccanismi di competizione virtuosa, sulla base del modello dei “Nuovi Album dei giovani architetti” francesi.  

• Invitare gli Ordini territoriali a partecipare ad una call per realizzare gli Album dei giovani architetti iscritti alle due sezioni dell’Albo, vincitori di concorsi nazionali e internazionali.  Gli Album territoriali aggiornati con cadenza annuale, potranno essere collegati all’Album nazionale. A seguire il CNAPPC si attiverà attraverso azioni di collegamento con i Ministeri competenti, sul modello del programma statale del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese, per promuovere mostre itineranti in costante aggiornamento.

• In coordinamento con le politiche generali di internazionalizzazione, prevedere per i giovani, una convenzione con il MAECI finalizzata all’ organizzazione di mostre presso gli Istituti di cultura italiani nel mondo e consolidare rapporti già avviati con i giovani professionisti italiani, anche quelli che risiedono all’estero, rafforzando la nostra rete internazionale, anche attraverso l’organizzazione di festival tematici che interessano i giovani di vari Paesi (ad esempio il New Generations Festival) operando una azione di coordinamento con i gruppi giovani dell’UIA e del CAE.



Impegno    

2) Individuare nuovi ambiti di lavoro che diano la possibilità ai giovani di ampliare il loro curriculum professionale attraverso l’organizzazione di una formazione dedicata di alta specializzazione. Promuovere le competenze attraverso la digitalizzazione.        

2.1) Prosecuzione del progetto “architetti in cammino”, migliorando la qualità dell’offerta attraverso l’ampliamento delle conoscenze economico-finanziarie e professionali per affrontare adeguati progetti di sviluppo degli interventi sulle infrastrutture a supporto del Turismo.

AZIONI    

• Sottoscrivere protocolli d’intesa con: Ministero del Turismo, Ente Nazionale Per il Turismo, Istituzioni e federazioni nazionali anche sul tema del turismo for all finalizzati alla promozione e valorizzazione della figura dell’architetto facility manager per le PA attraverso una serie di iniziative dedicate.  
• Avviare presso il CNAPPC un servizio nazionale/sportello di supporto agli Ordini per fornire consulenza sul know how riferito alle attività imprenditoriali proprie e dei loro clienti.

Impegno    

3) Colmare il gap di conoscenze sul tema della tutela e protezione della proprietà intellettuale e diritto d’autore.

AZIONI

• Il CNAPPC potrà erogare servizi di consulenza gratuita agli Ordini attraverso l’istituzione di uno sportello online per consulenze agli Ordini anche sul tema dei brevetti, modelli di utilità, marchi di forma, disegni e modelli, marchi di fatto e diritto di autore e attivare corsi di formazione dedicati. Lo sportello sulla tutela del valore immateriale delle attività degli architetti, soprattutto riguardo il riconoscimento dei beni intangibili all’interno dei contratti sia pubblici che privati, sarà supportato da uno spazio web dedicato all’attività per accedere costantemente alle notizie sulle agevolazioni, sulla normativa e sugli eventi collegati alla materia e per collegarsi agli archivi digitali esistenti. Inserire anche una sezione Video residente nello spazio web dedicato allo Sportello di consulenza, per raccogliere la documentazione degli eventi promossi. Lo spazio web, attraverso una attività redazionale specifica, potrà ospitare anche i contenuti video provenienti da altre Istituzioni che intendessero condividerle (ad esempio video-interviste con designers e architetti inventori che hanno sperimentato già misure protettive dei loro prodotti, ma anche brevetti e marchi di aziende).

• Dare avvio al BAUHAUS HUB, ovvero una piattaforma destinata a raccogliere le migliori proposte di architetti e designers e attraverso un’azione coordinata con il Ministero degli affari Esteri si potrà chiedere di dare spazio all’ampliamento della Collezione Farnesina Design, residente in forma permanente presso il Ministero, per fornire alle Istituzioni prototipi di progetti innovativi. I prototipi saranno selezionati da una apposita Commissione e promossi in prima battuta nella Collezione, in seconda battuta presso gli Istituti di cultura italiana all’estero, eventualmente attraverso la formula di una mostra itinerante in costante aggiornamento.    

Formazione alta specializzazione
Per promuovere la progettualità all’esterno si potranno organizzare cicli di convegni mirati, quali strumenti di incontro e collettori delle relazioni istituzionali.

Impegno

4) Promuovere presso le PA i giovani affinché diventino il volano del rinnovamento e dell’ammodernamento della macchina pubblica (tirocini dei giovani, assunzioni per turn over dei funzionari in uscita).

AZIONI    

• Il CNAPPC dovrà avviare tutte quelle politiche atte a potenziare la presenza di giovani architetti quinquennali e triennali nelle PA, per coadiuvare gli attuali funzionari nel processo di digitalizzazione e nelle procedure legate ad esempio al Superbonus 110%.    

• Avviare iniziative di monitoraggio e promozione dei concorsi di progettazione, si propone di migliorare il meccanismo di premialità per i gruppi di lavoro che favoriranno l’inserimento dei giovani indicando, nel bando, anche le attività che andranno a svolgere.    

• Entrare a far parte riconosciuta come gruppo giovani del CNAPPC nella rete delle professioni tecniche e del CuP, per seguire le politiche sull’accesso al lavoro, tirocini, etc.

Internazionalizzazione

Come tutte le attività, anche gli studi di architettura possono ricavare notevoli vantaggi dall’aprirsi ai mercati internazionali. Essere presenti in paesi diversi dal proprio apre una serie di opportunità e al contempo rappresenta una sfida non facile.

I punti di forza degli Architetti italiani sono evidenti:

• Abbiamo una formazione specifica in settori apprezzati all’estero quali il restauro, la conservazione di beni storici, la rigenerazione sostenibile degli immobili, l’interior design.

• Apparteniamo ad una cultura nota in tutto il modo e portiamo con noi l’immagine di un Italian lifestyle contemporaneo apprezzato ovunque, che unisce all’architettura le nostre eccellenze nel design, nella moda, nello sport, nel gusto.

• Sappiamo mettere la creatività al servizio dell’innovazione e della competenza, in un mix che ci rende figure uniche.

I punti critici li conosciamo: gli studi italiani sono di piccola dimensione, con un portfolio di realizzazioni che non possono competere per quantità e fatturato sui mercati internazionali, dove grandi studi multidisciplinari di grosse dimensioni, vere multinazionali della progettazione, occupano posizioni ormai consolidate. In alcuni casi si deve scontare anche un certo ritardo degli studi italiani nei processi di progettazione innovativi e nella digitalizzazione, inaccettabili all’estero dove i nostri competitor offrono servizi a tutto campo dal concept and facility management. Anche la scarsa conoscenza delle lingue straniere tra gli Architetti italiani rappresenta un ostacolo.

Come il Cnappc può aiutare gli Ordini e gli Architetti italiani a vincere la sfida dell’internazionalizzazione?

ACCOMPAGNAMENTO AL MERCATO    

• Favorire la collaborazione tra Cnappc, Ordini Università/Politecnici che hanno consolidate presenze all’estero    

• Favorire la collaborazione tra Cnappc, Ordini e Camere di Commercio italiane che hanno una fitta rete di desk all’estero a supporto delle imprese    

• Partecipare a fiere internazionali (Mipim, Expo, ecc.) dedicate allo sviluppo urbano e al real estate    

• Favorire i rapporti tra Architetti e ICE Istituto Commercio Estero per l’organizzazione di missioni dedicate a introdurre i professionisti italiani sui mercati più interessanti    

• In occasione di fiere ed eventi internazionali in Italia, promuovere incontri B2B con investitori e operatori stranieri per dare opportunità di marketing agli Architetti italiani    

• Favorire la nascita di reti e consorzi tra gli studi per la partecipazione a gare e concorsi sui mercati esteri    

• Utilizzare i fondi Europei per la creazione di Progetti integrati di filiera, con i quali gli operatori italiani del settore progettazione/edilizia possono fare squadra per presentarsi sui mercati internazionali

FORMAZIONE    

• Organizzare formazione dedicata per la conoscenza dei mercati esteri    

• Promuovere workshop progettuali per la partecipazione in team multidisciplinare a gare internazionali

INNOVAZIONE    

• creare reti di studi connessi e multidisciplinari, che uniscano competenze diversificate e mantengano qualità e flessibilità

INVESTIMENTI    

• fornire gli strumenti finanziari perché gli studi riescano a strutturarsi per affrontare la competizione internazionale, gestire maggiori complessità e accelerare sulla digitalizzazione

COMUNICAZIONE    

• Appoggiare con la comunicazione istituzionale del Cnappc e degli Ordini la figura dell’Architetto italiano sui mercati esteri, in continuità con le azioni già avviate

Il progetto sulle Pari Opportunità

Contesto

L’eccezionale situazione imposta dalla pandemia e le conseguenze del lockdown si sono riverberate prepotentemente sulle donne di tutto il mondo. Il Covid-19 ha sconvolto l’agenda politica in Italia e nel mondo, mostrando le fragilità del sistema rispetto alle politiche per la parità di genere. Si impone una nuova grammatica del paese, nuove urgenze su antiche necessità. Le Istituzioni Europee e gli Stati Nazionali sono intervenuti con misure eccezionali per contrastare l’emergenza, ma nel perimetro delle soluzioni possibili, tra quelle necessarie, non ci sono donne e bambini.

Dalle ultime ricerche Istat ed Eurostat emerge che “nel mercato del lavoro le donne appartengono più all’economia smaterializzata del futuro che a quella tecnologica che viene dalla tradizione”, decisive dunque per la ripartenza. In una recente ricerca che fotografa gli effetti del coronavirus sull’economia secondo la prospettiva di genere i ricercatori del think tank Rete Urbana delle Rappresentanze rilevano che “se volessimo davvero elaborare strategie di innovazione a seguito della più importante crisi globale dopo la seconda guerra mondiale, la questione femminile dovrebbe costituire il motore più importante per il cambiamento”.

Il dibattito che si sta sviluppando ai diversi livelli e tra diversi soggetti, volto a individuare soluzioni e nuove politiche per contrastare l’emergenza e al contempo  disegnare nuovi scenari per le città e le nostre comunità, rappresenta un’occasione per approfondire il ruolo delle donne nella società e nella nostra professione, con una visione che superi il limite della “questione di genere”, compresa nell'ambito più ampio che va dall'ottenimento di pari opportunità tra uomo e donna alla promozione della parità di trattamento nell’accesso a beni e servizi e loro fornitura ai soggetti svantaggiati, abbattimento delle barriere architettoniche, nonché misure di facilitazione per l'accesso alla professione dei giovani e dei meno giovani che intendono inserirsi nel mercato del lavoro.

Impegni

Oggi il fronte più avanzato di indirizzo culturale e politico è rappresentato dall’Agenda ONU 2030, sottoscritta all’unanimità nel 2015 ed articolata in 17 obiettivi e 169 target che definiscono traguardi da raggiungere entro il 2030, fondati su quattro diverse forme di capitale: economico, naturale, umano e sociale. Il Goal 5 è riservato alla parità di genere ma la fotografia dell’Italia non è rassicurante.

Dobbiamo porci come facilitatori dei processi necessari all'attuazione degli obiettivi individuati insieme ai Governi e le istituzioni, settore privato e società civile, fino alla stessa ONU ed ONG, mantenendo una visione di calibro internazionale, pur calandoci nella nostra struttura sociale e recuperando percorsi aperti:

Rinnovo del progetto Aequale avviato dal CNAPPC nel 2016 tra i cui principali obiettivi c'è la necessità di mettere a sistema la rete di Associazioni.

Attivazione Rete di Coordinamento interprofessionale ai diversi livelli di governance:

Nazionale attraverso CUP e RPT, per proporre al Governo interventi urgenti e concreti.

Regionale con Federazioni/Consulte APPC e Comitati Pari Opportunità della rete Ordinistica per stimolare le Regioni a studiare incentivi in tema di pari opportunità attraverso bandi POR FESR e FSE.

Locale attraverso la rete del sistema Ordinistico per diffondere e mettere a sistema  progetti e buone pratiche.

Prosecuzione delle attività con  le organizzazioni nazionali ed internazionali sui temi di pari opportunità e discriminazione partecipando ai progetti dell’UE per lo scambio di buone pratiche con:

Dipartimento per le pari opportunità- Amministrazione statale competente per le relazioni con l’UE

Consiglio Architetti d’Europa

Informazione e formazione interdisciplinare con le diverse categorie professionali  nel senso più ampio della condivisione.

Promozione progetti pilota e azioni concrete con Enti e Istituzioni.

Promozione e valorizzazione della professione attraverso premi e iniziative di supporto.

Il sistema delle aree tematiche del CNAPPC

Come già esposto nel programma di “L’architettura unisce”, nel prossimo quinquennio i Dipartimenti saranno sostituiti dalle AREE TEMATICHE.

AREE TEMATICHE

Le aree tematiche affronteranno i principali argomenti della attività del CNAPPC con maggiore trasversalità rispetto ai precedenti Dipartimenti e non necessariamente saranno coordinate da un solo Consigliere.

Premesso che l’organizzazione di ciascuna Area Tematica dovrà adeguarsi ai temi specifici, la Struttura di base per ciascuna AREA TEMATICA sarà così definita:

- A) COORDINATORE/I

- B) GRUPPO DI LAVORO

- C) OSSERVATORI

- D) TAVOLO CONCERTATIVO;

- A) COORDINATORE/I

Sarà svolto da Consigliere di riferimento o, eventualmente, da persona esterna particolarmente esperta nel tema specifico;

- B) GRUPPI DI LAVORO

I Gruppi di lavoro saranno composti da esperti nella materia specifica suggeriti dagli Ordini Provinciali e nominati dal CNAPPC (potrà comprendere iscritti o esperti, non necessariamente architetti);

I gruppi, pur scelti di concerto dal Consiglio Nazionale e dal Sistema Ordinistico Provinciale dovranno essere selezionati su basi di specifici CV che dimostrino la specifica conoscenza della materia, la disponibilità dei singoli soggetti a fornire contributi fattivi con impegno per il periodo richiesto dal servizio esplicato.

Di norma i Gruppi di Lavoro saranno Gruppi di scopo ovvero incaricati di mansioni per un tempo definito valutato per il completamento della specifica azione politica.

Si provvederà, in fase iniziale della Consigliatura a una revisione del sistema di rimborso forfettario dei rimborsi.

- C) OSSERVATORI

La conoscenza di base necessaria sarà assolta con servizi di ricerca debitamente previsti nel Bilancio del CNAPPC che verranno appaltati dagli Uffici competenti ma definiti nei contenuti dal Coordinatore e dal Gruppo di Lavoro afferente allo specifico Dipartimento.

L’introduzione degli OSSERVATORI rappresenta l’evoluzione di quanto già sperimentato dal Dipartimento Lavori Pubblici con ONSAI. La formula Osservatorio viene immaginata per costituire una base conoscitiva oggettiva, necessaria ad una autorevole formulazione di proposte politiche e operative.

La base conoscitiva potrà focalizzarsi sulla dimensione numerica delle tematiche oppure potrebbe costituire un meccanismo capace di monitorare, studiare i processi nella loro interezza e valutare la qualità dei prodotti finali in rapporto alle filiere che li hanno prodotti. Questo tipo di analisi dovrà superare quanto già analizzato da parte degli Enti che gestiscono le varie porzioni del processo (per esempio Enti territoriali pubblici, Università o Ministeri di riferimento); infatti tali Enti analizzano, di norma, la sola porzione di prestazione da loro fornita sulla base delle proprie specifiche missioni, mai viene analizzato in modo sistemico il risultato finale per l’utente. Intersecare i diversi livelli produrrà un quadro più veritiero e soprattutto permetterà di individuare la necessità di migliorie regolative o semplici modifiche di processo, mirate a eliminarne la criticità. Sarà inoltre necessario implementare la sistematizzazione dell’archiviazione dei dati e delle ricerche in modo da costituire nel tempo una banca dati utile a completare il quadro conoscitivo e far assurgere il CNAPPC a soggetto autorevole di riferimento nei vari campi affrontati.

- D) TAVOLO CONCERTATIVO

Tavolo composto da Coordinatore, Gruppo di Lavoro e rappresentanti della filiera di riferimento che diventi il luogo in cui le proposte operative vengano illustrate, condivise, maturate con l’apporto delle varie componenti cui le proposte sono dirette.

Il tavolo concertativo sarà costituito dai rappresentanti dei soggetti di riferimento della materia affrontata, dovrà essere uno strumento utile alla discussione e rapida valutazione delle proposte di indirizzo o di risoluzione delle problematiche affrontate che, una volta vagliate dal tavolo verranno portate sui tavoli ufficiali per il loro percorso attuativo.

Sarà utile prevedere l’irrobustimento di un team giuridico-legislativo, a supporto dell’azione politica di stretta competenza del Consiglio Nazionale, in grado di elaborare proposte di carattere legislativo nell’interesse della professione. Questo potrà essere organizzato attraverso attività di Lobby o di coinvolgimento diretto di soggetti di riferimento selezionati sulla base della riconosciuta autorevolezza e conoscenza delle materie da trattare.

In fase programmatica è possibile identificare le seguenti AREE TEMATICHE:

• politiche nazionali    
• lavoro    
• rapporti con Organismi esteri, internazionalizzazione, cooperazione internazionale    
• Governo del Territorio    
• Comunicazione e Cultura    
• Materie Ordinistiche, rapporti con gli Ordini, Servizi agli Ordini  
• Formazione e rapporti con l’Università    
• Beni culturali    
• Innovazione del sistema appalti di servizi di Architettura    
• Protezione Civile    
• Pari opportunità, inclusione professionale e sociale    
• Architettura sostenibile

Iunior

Impegno

Il futuro della professione non dovrà limitarsi alla mera ricongiunzione delle figure professionali che compongono l’attuale Albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, ma riconfigurarsi come un nuovo modello di professione multidisciplinare e interconnessa.


AZIONI

• Portare a termine la Riforma delle professioni, ripartendo dal lavoro avviato con la Conferenza degli Ordini, dai vari Gruppi Operativi che ha visto l’impegno di tutta la categoria attraverso l’elaborazione di importanti documenti di lavoro.    
• Avviare un tavolo di confronto inclusivo con tutti i componenti dell’Albo, prevedendo anche la presenza di rappresentati delle minoranze interne ed esterne alla categoria.    

• All’interno del nuovo sistema organizzativo del CNAPPC lo studio delle competenze sarà un momento importante e altrettanto impegnativo e dovrà essere il frutto di un confronto inclusivo e paritetico con i rappresentanti delle Sezioni e dei settori per arrivare a linee guida chiare da proporre agli organi competenti dello Stato.

La Nuova Urbanistica

Contesto

L’esperienza COVID_19 ha innescato riflessioni per proposte di innovazione per una nuova città e visioni sul valore dei territori delle aree interne ed urbane. La conferma dello stato di materia concorrente tra Stato –Regioni comporta la necessità di una Legge di Principi nazionale che superi la L. 1150/1942, e si ponga come riferimento per le diverse Leggi Regionali, che oggi promuovono innovazione e dalle quali trarre indicazioni nell’esperienza applicativa.

La disciplina urbanistica vigente, nella perdurante assenza di innovazione nazionale, si dimostra insufficiente alla governance dei temi relativi al governo del territorio e al rinnovo della città esistente. È ancorata ad un lessico elaborato in tempi lontani, nato per gestire città in crescita. Una grammatica che male si conforma alle necessità di un progetto urbanistico che, ad esempio, guidi le trasformazioni della città esistente principale via per conciliare evoluzione urbana e risparmio di suolo. Oggi il corpus normativo è più sbilanciato sul terreno della tecnica giuridica di quanto non lo sia su quello della tecnica urbanistica-architettonica. La pianificazione urbanistica e paesaggistica deve essere portatrice di qualità, attrattività, dinamicità, sostenibilità dei territori e delle città. Questa nuova Legge dovrà basarsi su nuovi punti di vista, ricercare regole efficaci e nel contempo flessibili per aiutare le città e i territori ad evolversi verso modelli consoni con le sensibilità maturate dalla cultura urbanistica contemporanea. L’esperienza dei 5 anni appena trascorsi ci consegna un costante, analitico e corposo studio su idee e azioni. Documenti e proposte condivise che saranno alla base di una necessaria nuova sintesi che sappia valorizzare il Progetto di Governo del Territorio nel suo insieme di complessità e necessarie competenze.


Impegni

Si partirà da ciò che è stato fatto, valorizzando i contenuti in un nuovo e saldo confronto tra le peculiarità degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Il metodo e i principi saranno quelli sperimentati per le proposte di una legge sulla Riqualificazione Urbana che hanno trovato spazio nel DL Ferrazzi; competenze, partecipazione, confronto interno ed esterno, apertura ed innovazione. Sarà necessario un lessico di nuove definizioni condivise.

Indicheremo la necessità di una unica pianificazione urbanistica e paesaggistica.

Ricercheremo una forma di piano senza sovrapposizione e duplicazione. Livelli amministrativi univoci coerenti con le scelte. Affermando la centralità del piano comunale per le trasformazioni della città e del territorio nel rapporto città e campagna, autorevole in quanto semplice e chiaro depositario del patto sociale.

Saranno centrali le conoscenze, le valutazioni, l’analisi e le invarianti; ossatura prescrittiva per la pianificazione e per il progetto delle coerenze dei territori e delle città.

Metteremo alla prova della partecipazione, l’ottimizzazione delle risorse e la semplificazione delle procedure di formazione dei livelli di piano.

Indicheremo la necessità di nuovi strumenti per le governance territoriali, utili ad una programmazione incisiva, per evitare il ricorso a forme commissariali inutilizzabili nelle prassi correnti.

Valorizzeremo la visione Strategica delle vocazioni dei territori per la definizione degli obiettivi, unità di misura delle Coerenze.

Incardineremo le proposte sulla centralità del progetto urbanistico per la qualità urbana e territoriale, l’interesse comune, i servizi, le tutele in un tutt’uno con il progetto architettonico quale banco di prova conformativo sintesi delle coerenze alle strategie per le trasformazioni interne o esterne alla città.

Indicheremo la centralità della città esistente e del patrimonio costruito nella gerarchia delle trasformazioni limitando e condizionando a nuovi indicatori il consumo di suolo derivati dal progetto di piano urbanistico e non su indici precostituiti.
Una separazione tra proprietà e diritto alla trasformazione con una altrettanta certezza dei tempi di previsione ed attuazione, nella necessaria flessibilità e connessa sincronia tra efficacia temporale delle previsioni pubbliche e private.

Verificheremo modelli di un nuovo rapporto Pubblico/Pubblico/Privato, modelli promotori di qualità e sinergie sintesi delle strategie e degli obiettivi.

Ci impegneremo per nuovi requisiti prestazionali delle trasformazioni basati sull’incremento della qualità rispetto all’esistente e per questo proporremo la rivisitazione del DM 1444/68, mediante nuovi parametri valutativi nei contesti di progetto di piano e degli effettivi miglioramenti in ordine a mobilità, dotazioni, sostenibilità, qualità di vita in genere;

Indicheremo la strada dei dati condivisi, della digitalizzazione e della necessaria univoca e certa sede della consultazione dei piani, una carta unica digitale cardine di ogni trasformazione.

Lavoreremo, insieme.


La piattaforma "architettiperilfuturo"

Contesto

La piattaforma “architettiperilfuturo” è nata per avviare un percorso partecipativo e proporre all’intera comunità degli iscritti, la possibilità di condividere un luogo immateriale per stimolare una riflessione condivisa su luoghi e forme dell’abitare e della socialità, da offrire come contributo alla rinascita del nostro Paese.

La prima tappa di questo percorso che il CNAPPC ha pensato in collaborazione con un comitato scientifico è stata la Maratona del 23 e 24 maggio 2020 a cui hanno fatto seguito diversi eventi ed iniziative, da quelli più tecnici e di settore (convegni Super bonus) a quelli su temi di interesse di tutta la collettività nazionale e internazionale (eventi della Festa dell’architetto sulla scuola).

Impegni

La piattaforma “architettiperilfuturo” può evolvere e diventare qualcosa di stabile, non solo strumento di diffusione delle azioni politiche del CNAPPC ma luogo di creazione di un pensiero comune.
L’obiettivo è concretizzare un progetto complesso e sfidante, per dar vita alla costruzione di un luogo di confronto e proposta, di teoria e presupposto per l’azione, per la costruzione dell’impatto sociale del ruolo dell’architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore.

Non vi può essere impatto sociale in assenza di evidenze dell’importanza di una comunità come la nostra nella società. E allora queste evidenze devono prendere forma, essere visibili e condivisibili.

Grazie a questo luogo di confronto, studio e approfondimento, prenderanno vita paper, testi, pubblicazioni digitali e cartacee e momenti di pensiero condiviso attorno al progetto dei luoghi privati e degli spazi pubblici, della dimensione personale e di quella collettiva, delle città e territori, del Paese.

Intersezione tra un centro studi e un moderno “Think tank”, la piattaforma “architettiperilfuturo” raccoglierà, attraverso un grande processo di partecipazione e ascolto, le migliori idee e le migliori energie del mondo dell’architettura nella sua accezione più estesa su cui sviluppare studi e approfondimenti da mettere a disposizione della comunità.

Esattamente come avviene in ambito economico, nella dimensione degli studi strategici e di politica internazionale, poter contare su un luogo di pensiero e di studio, significa di fatto avere una voce propria, autorevole e terza rispetto agli interessi dei singoli in grado di incidere nel dibattito pubblico.

Dal lavoro di studio, pensiero e confronto scaturiranno articoli per i giornali e i working papers, webinar, occasioni di dibattito pubblico, scanditi da calendari immaginati con lo scopo di rendere pratica quotidiana la discussione sull’architettura e sulla progettazione del nostro vivere.

I risultati di questi percorsi potranno anche trovare evidenza nel museo virtuale (MUVARCH) implementato per diventare esposizione permanente delle iniziative del CNAPPC e degli Ordini territoriali. La nuova struttura si avvarrà di un Comitato Scientifico e di un Advisory Board.

Nel Comitato Scientifico siederanno personalità del mondo dell’architettura, con grande attenzione agli equilibri generazionali e di genere.

L’Advisory Board sarà costituito da un nucleo di opinion leaders estraneo al mondo dell’architettura che serviranno da stimolo e da legame con il resto del Paese.

Semplificazione Normativa

Contesto

Il Consiglio Nazionale nel mandato 2016-2021 ha favorito e determinato una serie importante e profonda di innovazioni iniziando dall’Agenda di semplificazione 2015-2017, che prevedeva per l’Edilizia 6 obiettivi fondamentali:

1. Modelli unici semplificati ed istruzioni standardizzate;

2. Operatività dello sportello unico per l’edilizia per ridurre i tempi e gli adempimenti;

3. Semplificazione dell’autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità;

4. Verifica delle misure già adottate in edilizia e semplificazione delle procedure preliminari;

5. Pianificazione procedure edilizie on line;

6. Regolamento edilizio unico.

Nel merito della sua attuazione:
Il 4 maggio 2017 viene definitivamente approvata in conferenza unificata Stato-Regioni la Modulistica Unificata, che le Regioni e i Comuni hanno dovuto adottare entro il 30 giugno 2017.

Con Decreto del Presidente della Repubblica del 13 febbraio 2017, n. 31, pubblicato nella G.U. 22 marzo 2017, n. 68, recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata, viene approvata la Semplificazione dell’autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità, viene definito il termine perentorio di 60 gg. entro i quali il procedimento deve essere chiuso e introdotte significative semplificazioni procedimentali.

Con pubblicazione dell’accordo stato regioni sulla Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 novembre 2016, si dà avvio alla adozione del Regolamento edilizio unico nazionale. Il fine è quello di uniformare le procedure edilizie con norme condivise su tutto il territorio nazionale.

Successivamente il CNAPPC ha contribuito alla definizione delle Agende di semplificazione 2018-2020 ed ora di quella 2020-2023 definita “semplificazione per la ripresa”.

Agli obiettivi dell’Agenda della semplificazione si sono aggiunti nel tempo e rispetto alle contingenze su spinta del CNAPPC e della RPT:

La approvazione da parte del ministero della Semplificazione e della PP.AA. del D.Lgs. 30 giugno 2016, n.126 (SCIA 1) e del D.Lgs. 25 novembre 2016, n.222 (SCIA 2); che portano per la prima volta: alla riduzione dei Titoli Edilizi; alla definizione dei Titoli Edilizi afferenti ad ogni Intervento Edilizio; all’introduzione della SCIA di agibilità che abolisce il Certificato di Agibilità. Inoltre si rivoluziona la conferenza di servizi con la nuova Conferenza Semplificata online che entra in vigore il 28 luglio 2016, imponendo tempi di istruttoria certi e introducendo il concetto di silenzio provvedimentale e di diniego motivato con indicazioni per l’ottenimento del parere favorevole. Nell’anno 2017, su richiesta del CNAPPC e della RPT viene istituito un tavolo tecnico tra Ministeri interessati, Conferenza Stato-Regioni, Enti locali, e Rete delle Professioni Tecniche avente come scopo: la riscrittura integrale del Testo Unico per l’Edilizia (DPR 380/2001 con l’obiettivo di favorire la rigenerazione urbana, oltre a semplificare al massimo le procedure autorizzative e con tempi certi. Per la prima volta la normativa più importante nel processo edilizio viene scritta con il contributo delle professioni. Il lavoro è durato più di tre anni, è stato consegnato alla politica il 22 luglio 2020 e sta ora compiendo l’iter legislativo per l’approvazione.

Impegni

Dal lavoro svolto nel quinquennio 2016-2021 si dovrà partire per portare a compimento quella vera semplificazione degli adempimenti autorizzativi e burocratici prevista nel nuovo Testo Unico riportando l’attenzione sul progetto di architettura.

Con l’approvazione avvenuta in data 23 novembre 2020 in Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali dell’Agenda Semplificazione 2020-2023 “semplificazione per la ripresa” il piano di lavoro per i prossimi anni è già tracciato.

Un’agenda che trova continuità con il lavoro finora svolto individuando in modo puntuale obiettivi, scadenze e risultati attesi. E’ stato definito il cronoprogramma delle attività oltre al monitoraggio sull’andamento degli interventi. Unitamente al processo di digitalizzazione di tutte le procedure e degli archivi che lo smart working ha reso ormai indispensabile e per cui il governo ha già stanziato importanti risorse, si vuole velocizzare le procedure attribuendo ad ognuna tempi certi, tagliando i procedimenti inutili e obsoleti e facendo chiarezza sul quadro regolatorio.

L’Agenda interviene per dare una spinta a settori quali la transizione green e l’economia circolare, la banda ultra larga, l’efficientamento del patrimonio edilizio esistente e la rigenerazione urbana e territoriale.

I punti che la caratterizzano sono frutto dell’azione del CNAPPC di concerto con la RPT e individua gli impegni e gli obiettivi che vorremmo perseguire: la predisposizione di un ‘catalogo delle procedure’ eliminando gli adempimenti e le autorizzazioni non necessarie; la definizione di moduli e form online standardizzati e semplificati; il supporto alle amministrazioni nella gestione delle cosiddette procedure complesse (sussidiarietà); la pubblicazione dei tempi massimi di conclusione delle procedure; l’applicazione del principio del ‘once only’ per accordi di fruizione e il dialogo delle banche dati; la semplificazione e reingegnerizzazione delle procedure rilevanti in funzione della relativa gestione telematica; l’estensione della modulistica standard; la razionalizzazione e semplificazione di controlli e attività ispettive; la digitalizzazione dello sportello unico riunito per l’edilizia e le attività produttive; l’ulteriore snellimento delle Conferenze dei servizi; la digitalizzazione di tutte le procedure, il potenziamento di sistemi di repository per la gestione e condivisione di documenti anche di grandi dimensioni; la formazione del personale in materia di contratti pubblici e la professionalizzazione delle stazioni appaltanti.

Su questi obiettivi il prossimo CNAPPC sarà chiamato fin da subito a confrontarsi, coinvolgendo in ossequio alla sussidiarietà di secondo livello gli ordini territoriali, che costituiranno un osservatorio capillare sul territorio. Una grande accelerazione dei processi è determinata dalla volontà del Governo di favorire la grande intuizione del Superbonus 110% a cui il recente Decreto Semplificazione ha già dato un certo impulso ma che ancora stenta a decollare per le ulteriori difficoltà burocratiche e l’obsoleta organizzazione degli enti pubblici chiamati a garantire le funzioni di accesso agli atti e di controllo.